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 10 TIPI DI FANTALLENATORE

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MessaggioTitolo: 10 TIPI DI FANTALLENATORE   Sab Mag 04, 2013 5:35 am

1. IL PROFESSIONISTA - Sulla carta d’identità ha scritto: professione fantacalcista. E’ un lavoro vero e proprio: si alza la mattina, apre la Gazzetta e studia le ultime sui suoi giocatori. Fa formazioni su formazioni, sa anche quanti gol ha segnato Totti giocando con il figlio. Ogni anno si affida al giocatore più forte, l’anno scorso Ibrahimovic e quest’anno Cavani, perché sa che è così che si vince il fantacalcio. Spesso vince, non arriva comunque mai oltre la seconda posizione. Nel week-end, se non è in casa, tiene LiveScore sempre aperto in attesa di aggiornamenti. Poi fa una stima del punteggio in tempo reale, pronosticando i voti (si confronta con diversi siti) e analizzando i possibili assist. Poi aspetta domenica notte per le anticipazioni dei voti: alle 2 di notte sa già con precisione quanto ha fatto. Nei gruppi tra amici, è quello che tiene il punteggio di tutti e aggiorna le classifiche. Non solo Serie A, fa anche il fantacalcio della Champions League, del Mondiale, degli Europei e, se potesse, anche quello dell’oratorio sotto casa. In 25 anni di fantacalcio non ha MAI dimenticato la formazione. Fa una bozza degli undici da schierare già al martedì, poi di giorno in giorno la aggiorna. E se sabato alle 17 gli si presenta Belen Rodriguez nuda nel letto, le dice senza problemi: “Aspetta, devo mandare la formazione”.
2. IL RE MIDA - Facciamo un test: scommettiamo che nessuno si riconoscerà in questa definizione? Scommettiamo invece che tantissimi vostri amici vi definiranno tali? Dire fortunati, forse, è pure un eufemismo. Di solito, si usa dire: “Ah, ecco il solito culo di Tizio”. Si dimentica la formazione, lasciando così in campo Sforzini contro la Juve: fa doppietta. Il ‘fortunato’ è capace di tutto. Cede il capocannoniere a gennaio, smette di segnare o si rompe. Compra una sega immonda nel mercato di riparazione, si trasforma in Messi. Ha un potere quasi taumaturgico, tutto quello che tocca diventa oro. Sicuramente, uno dei più odiati dagli amici. Anche perché alla fine – tra gol rubati, assist inventati, triplette alla penultima giornata – vince sempre lui.
3. IL RAMMARICATO - Vive il fantacalcio come un incubo. O meglio, come un’occasione persa. Schiera il portiere del Catania, subisce due gol. In panchina ha il portiere del Chievo, che ha subito solo un gol. Oddio, tragedia: “Perché non l’ho messo? Perché non l’ho messo??”. E pensate cosa può fare quando lascia in panchina chi fa una tripletta, mentre il suo attaccante titolare ha già giocato e fatto schifo. Al primo gol inizia a contorcersi sul divano, coprendosi il volto con le mani. Al secondo gol bruciato apre la finestra e urla: “Perché??? Perché a me??”. E intanto cade la prima lacrima, pianto vero. Al terzo gol comincia un monologo shakespeariano, che in confronto Amleto non era nessuno. Con una promessa: non farò più la formazione, mollo la mia squadra, non giocherò mai più al fantacalcio. Il problema è che lo dice ogni settimana, ogni anno.
4. IL RISCHIATUTTO - Il fantacalcio è anche un gioco d’azzardo. Soprattutto per il rischiatutto, che si trasforma quando ci sono gli scambi. E’ il leone del calciomercato, riemerge ogni sei mesi. Prima in estate, per l’asta, dove la fa da padrone. Parla con accento straniero, si presenta con occhiali da sole e un cuscino sotto alla maglietta per sembrare più simile a Mino Raiola. Dialettica, carisma e savoir-faire sono le sue armi, negli scambi venderebbe pure la madre. L’importante è divertirsi: non si affeziona ai giocatori, ogni mercato fa una rivoluzione totale. E’ il classico sborone che compra 4-5 fenomeni con tutto il budget che ha a disposizione. Poi coi centesimi si compra Raimondi, Luciano e Dybala. E alla fine gioca in 10 praticamente ogni domenica. Ma tanto del campionato, alla fine, non gli interessa. Se va male, potrà rifare la squadra l’anno dopo.
5. L’ESALTATO - Per lui c’è solo una squadra, quella del fantacalcio. Il giorno dopo l’asta ha già fatto una presentazione virtuale di tutti i giocatori, ha assegnato i numeri di maglia, ha stretto accordi commerciali con sponsor immaginari, ha inaugurato uno stadio che porta il suo nome, ha disegnato una maglia e scelto i colori sociali. Quando incontra un suo idolo, la prima cosa che gli dice è: “Ti ho preso nella mia squadra del fantacalcio, mi raccomando!”. Su twitter segue tutti i giocatori che ha in rosa e gli manda un messaggio di incoraggiamento ogni venerdì. Se un suo giocatore segna nel derby alla sua squadra del cuore, se ne fotte ed esulta allo stesso modo. La fantasquadra sempre al primo posto. Lui si sente allenatore, direttore sportivo e presidente della sua squadra, proprio come se fosse un vero club. In tempi di Fair Play Finanziario, mangia solo tonno in scatola per risparmiare fantamilioni per la sua fantasquadra.
6. IL PASSIONALE - Una questione d’amore. Lui è romantico, quasi innamorato della sua squadra. Ha il suo gruppo di giocatori storici e ogni anno si affida a loro, un po’ come Giampiero Ventura. E’ tutto fisso, dal modulo alle scelte: ha 11 titolari e raramente cambia la formazione. Ai suoi giocatori non rimprovera mai nulla, anche se a fine anno dovesse avere gli stessi punti di suo zio all’Agip. Lui sosterrà la squadra, sempre e comunque. Alle 18 di sabato si piazza davanti alla tv, ci rimane fino a domenica sera. Guarda tutte le partite dei suoi giocatori, a ogni gol esulta come se non ci fosse un domani. Per lui la Diretta Gol della domenica è un po’ come tornare bambino e andare alla giostre. Inizia a saltellare sul divano, poi è un susseguirsi di incitazioni, urla e abbracci al resto della famiglia. Il suo motto è: You’ll Never Walk Alone.
7. IL CORAGGIOSO - Ama le scommesse più della fidanzata. Se arriva un classe ’94 dal Sudamerica DEVE essere suo. Gli amici lo chiamano ‘La calamita delle pippe’. E ci sarà un motivo. I suoi giocatori partono bene nella pre-season, poi finiscono ospiti a ‘Chi l’ha visto’ a ottobre. E a gennaio, se va bene, vengono ceduti in prestito, altrimenti vengono presi a pietrate dalla tifoseria. Compra talmente tanti pacchi che meriterebbe di essere il conduttore ‘ad honorem’ di Affari Tuoi. Ha comprato Pastore al primo anno, ha preso Sanchez quando era un bambino, Cavani quando non segnava. Ok, avrà pure ‘scoperto’ i talenti, ma quando hanno iniziato a segnare non erano più suoi. Ma lui continua così, con i giocatori delle medio-piccole o Under 21. E’ uno dei pochi a non giocare con il 3-4-3, ama cambiare e spesso usa il 4-3-3. Zemaniano inside, preferisce il bel gioco ai punti e vuole solo giocatori di qualità per far sognare la piazza. Non vince mai, neanche quando gioca a braccio di ferro con il figlio.
8. IL MATEMATICO - La calcolatrice è la sua arma segreta, il taccuino il suo compagno di viaggi. Per lui il fantacalcio è una questione di medie voto. E sì, riuscirà a dirvi che Constant è più forte di De Rossi, perché ha una media più alta. Cerca soprattutto giocatori affidabili, che gli possano garantire il 6 in pagella. Non guarda i nomi, non guarda la fama, non guarda in che squadra giocano. Fa tabelle, analizza i calendari. Fare scambi con lui è impossibile: è scientificamente provato che i suoi giocatori siano i migliori. Ma non si capisce perché, alla fine, fallisca sempre. Forse perché il (fanta)calcio non è matematica. Forse perché puoi anche aver previsto tutto ma alla fine c’è sempre quell’autogol a 5 minuti dalla fine che ti fa bestemmiare in turco. E il matematico è anche tra i più sfortunati, ai suoi giocatori può succedere di tutto: finiscono in tribuna perché non rinnovano il contratto, si rompono i legamenti il giorno dopo l’asta, perdono l’aereo tornando dal Sudamerica, fanno una rissa e si prendono 5 giornate di squalifica, vengono beccati con un trans e coinvolti in un maxi-scandalo. Ovviamente, tutte cose che succedono nella stessa giornata allo stesso reparto. E si ritrova con due difensori…
9. IL TIFOSO - Il fantacalcio è un gioco, sì. Ma non solo. E’ anche un modo di vivere. E ci devono essere, ovviamente, alcune regole. Per il ‘fantacalcista tifoso’, le regole sono chiare: in squadra non si possono avere giocatori delle rivali storiche rispetto alla propria squadra del cuore. Ma non solo: per lui è impossibile schierare in campo giocatori che affrontano la sua squadra. Insomma, le gerarchie sono chiare: prima viene la squadra del cuore, poi la squadra del fantacalcio. E quando segna un giocatore di entrambe le sue squadre, si può parlare di ‘doppia gioia’. Emozioni che non hanno eguali nella vita di un uomo. Chi l’ha provato, lo sa.
10. IL DISTRATTO - Il fantacalcio per lui è un passatempo, un hobby. Se c’è bene, altrimenti non importa. Inizia con entusiasmo in agosto, dice ‘evvai che bello’ in settembre, lo molla in ottobre. La parabola discente del distratto, o meglio dire disinteressato, non ha limiti: inizia dimenticandosi la formazione, finisce a maggio per non ricordarsi neanche che giocatori avesse in squadra. Nelle aste, compra giocatori già infortunati da mesi e chiede: “Ma quel tale Ibrahimovic è ancora al Milan?”. Vive tra le nuvole, non ha voglia di impegnarsi. O forse, ha di meglio da fare nella vita (ma c’è qualcosa di meglio del fantalcalcio?).
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